23-11-2017
PROF. PIERGIORGIO SETTEMBRINI

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SINDROME VARICOSA.

 



Questa condizione clinica causa un reflusso di sangue negli arti inferiori, che provoca sintomi quali dolore, gonfiore e soprattutto determina l’insorgenza di vene varicose.

Questa sintomatologia è causata dalla malattia di alcune valvole venose. Col tempo le vene tendono a sfiancarsi e ad essere in rilievo sulla pelle. Se non vengono trattate il sangue che ristagna all’interno può coagulare e formare trombi che possono evolvere in emboli ed essere trasportati dalla circolazione del sangue fino ai polmoni con conseguenze molto gravi per la salute. L’ipertensione da insufficienza venosa, se non trattata provoca inoltre, a livello cutaneo, una sofferenza che si manifesta con un assottigliamento della cute, e con la comparsa di discromie (macchie) cutanee ed eczemi fino alla comparsa di ulcere cutanee.
L’intervento chirurgico per questa patologia può essere molteplice a seconda del segmento venoso ammalato:

CROSSECTOMIA, cioè la legatura e sezione della safena interna o esterna allo sbocco di questa nel sistema venoso profondo

STRIPPING DELLA VENA SAFENA INTERNA (O GRANDE SAFENA)
La tecnica prevede di eseguire un’incisione alla radice della coscia (inguine), di legare la safena e le sue collaterali sezionandole, di incannulare la safena a livello del malleolo interno (piede)mediante una sonda e quindi di asportare la safena (stripping). Questa asportazione può interessare tutta la vena o solamente la metà superiore (stripping corto) o inferiore (stripping di gamba). L’arto inferiore sarà quindi fasciato con benda elastica nel post-operatorio.

STRIPPING DELLA VENA SAFENA ESTERNA (O PICCOLA SAFENA)
La tecnica prevede di eseguire un’incisione a livello del cavo popliteo, di isolare e legare la vena piccola safena e delle vene collaterali, di incannulare la vena con incisione al malleolo esterno (piede) mediante sonda e quindi di asportarla con lo stripping. In alcuni casi lo stripping può essere solo parziale.

VARICECTOMIE CON TECNICA DI MÜLLER
La tecnica prevede di eseguire piccole incisioni cutanee multiple lungo il decorso delle vene varicose; le vene vengono asportate agganciandole con degli appositi uncini (di Müller) e sfilate dalle incisioni che verranno chiuse con sutura o cerottini. L’arto sarà poi bendato per il postoperatorio.

S.E.P.S., metodica mininvasiva di tipo endoscopico che serve per la legatura e l'interruzione di vene perforanti malate

COARTAZIONE DELLA VENA SAFENA INTERNA O ESTERNA CON LASER A DIODI
È una tecnica di recente utilizzo (dal 2001) che utilizza l’energia prodotta da un laser a diodo per “bruciare” o meglio “coartare” la vena, senza asportarla con lo stripper.
Questa metodica prevede l’uso di una sonda a fibra ottica che viene introdotta nella vena e, dopo averla collegata alla sorgente laser, questa viene bruciata retraendo la sonda per tutta l’estensione della vena.
La vena grande safena può essere legata nella sua parte più alta (crosse) con un taglio aggiunto all’inguine oppure può essere trattata controllando l’esatto posizionamento della sonda laser con ecocolordoppler (per evitare di passare nella vena femorale) evitando il taglio inguinale.
I vantaggi della tecnica sono essenzialmente correlati alla minore invasività della metodica, all’assenza dello stripping che produce più traumi ed ematomi: generalmente il dolore postoperatorio è inferiore rispetto ai casi trattati con metodica tradizionale e la ripresa funzionale più rapida.
Le potenziali complicanze sono correlate all’effetto termico sui tessuti (ustioni cutanee) ed alla potenziale recidiva della malattia con la ricanalizzazione (riapertura) della vena trattata; il rischio di trombosi venosa profonda è presente anche se sostanzialmente sovrapponibile alla metodica tradizionale.
Le complicanze legate alla procedura programmata sono: ematomi, infezioni di ferite, ustioni cutanee (in particolare con VNUS TECNIQUE o LASER), parestesie ed anestesie (disturbo locale della sensibilità) da lesioni o irritazione dei nervi, in particolare del nervo safeno interno, surale.

Inoltre il ritorno alle abituali attività è previsto dopo un periodo di convalescenza di circa 15gg; saranno necessarie alcune medicazioni ambulatoriali e che sarà altresì necessario mantenere una contenzione elasto-compressiva dell’arto operato, con benda elastica per la prima settimana e successivamente con calza elastica forte per circa due mesi quindi con calza elastica più leggera di tipo preventivo sine die.






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