23-11-2017
PROF. PIERGIORGIO SETTEMBRINI

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STENOSI CAROTIDEA trattamento chirurgico.

La stenosi carotidea è una condizione patologica, determinata dal progressivo deposito di materiale colesterinico responsabile dello sviluppo dell’aterosclerosi, che causa una riduzione del flusso di sangue lungo l’arteria carotide e di conseguenza in tutto l’albero vascolare del cervello irrorato da questa arteria.
Il rischio è che l’arteria carotide si occluda e che si sviluppi un evento drammatico come l’ictus ischemico.
Per tale ragione quando il grado di stenosi della carotide è attorno al 70-75% è necessario eseguire l’intervento chirurgico o endovascolare di asportazione del materiale aterosclerotico e “pulizia”dell’arteria per prevenire l’evento ischemico.

La tecnica classica dell’intervento chirurgico prevede, dopo l’isolamento dei componenti della biforcazione carotidea, il clampaggio di prova protraendo per circa tre minuti il monitoraggio per rilevare eventuali intolleranze. Si procede quindi all’arteriotomia longitudinale della carotide interna fino ad oltre il limite superiore della placca. Si esegue l’endarterectomia (la pulizia) della carotide. Successivamente si chiude la breccia eseguita sull’arterie mediante chiusura diretta della parete o con posizionamento di un patch.
Una tecnica chirurgica alternativa è costituita dall’endarterectomia per eversione, che, evitando l’arteriotomia longitudinale rende meno evidenti gli effetti di una cicatrice esuberante sulla rima di sutura. Questa tecnica è particolarmente indicata nelle carotidi allungate o per correggere eventuali kinking, ed in ogni caso necessita che la placca abbia un limite distale non troppo craniale.
In tutte le tecniche, al termine della sutura bisogna procedere al declampaggio. Al termine della procedura può essere eseguito un controllo dell’intervento. La metodica che pare ormai essere la più indicata per il controllo di qualità è l’ECD intraoperatorio.





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