23-09-2017
PROF. PIERGIORGIO SETTEMBRINI

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Chemodectoma o paraganglioma o tumore del glomo carotideo .

Il chemodectoma (paraganglioma e tumore glomico sono sinonimi) della carotide è un tumore che origina dalle cellule del glomo carotideo, un organo situato alla biforcazione carotidea, deputato alla regolazione della pressione sanguigna.
La lesione è un tumore a lenta crescita, con caratteristiche locali di benignità, ma il rischio di crisi adrenergiche, per la liberazione di catecolamine, di compressione o infiltrazione dei vasi carotidei, e conseguente rischio di ictus cerebri, e di metastasi a distanza (riportate in letteratura nel 5% dei casi), rendono sempre indicata l’asportazione chirurgica.

In questi casi l’intervento è particolarmente complesso per l’estensione del chemodectoma. Esso consiste in una incisione laterale del collo, dal lato interessato dalla lesione estesa alla regione pre auricolare passando da sotto la mandibola con osteotomia mandibolare (sezione parcellare della mandibola che non è sempre necessaria) per l’accesso alla base cranica. Da qui verrà isolata la massa ed asportata.

Qualora vi siano strette connessioni tra il tumore ed i vasi carotidei (Gruppi II e III della classificazione della Mayo Clinic), può risultare necessario asportare anche un tratto delle carotidi interna ed esterna, che devono poi essere ricostruite con interposizione di una protesi, sintetica o autologa (vena safena). In tale caso, la procedura prevede la temporanea chiusura del segmento arterioso da ricostruire e ciò può richiedere, nel 12% dei casi, l’impiego temporaneo intraoperatorio di un bypass, per consentire comunque il passaggio del sangue. L’intervento viene eseguito in anestesia generale con monitoraggio dell’attività cerebrale.

Le complicazioni che si associano all’intervento possono essere emorragia, ictus, danni cerebrali, con possibile coma o danni permanenti alla motilità di un braccio o di una gamba, perdita della parola: ciò può avvenire nel 1,5% dei casi; possono verificarsi fenomeni parasimpatici e/o simpatici, quali puntate ipertensive/ipotensive, bradi- o tachi-aritmie, arresto cardiaco; la morte può avvenire nel 3% dei casi. Possono verificarsi danni ai nervi cranici (vago, ipoglosso, glossofaringeo, laringeo superiore) e paralisi di una corda vocale con abbassamento della voce.






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