23-11-2017
PROF. PIERGIORGIO SETTEMBRINI

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ANEURISMI DELL’AORTA ADDOMINALE.









Trattamento endovascolare

Questo approccio per il trattamento degli aneurismi dell’aorta addominale venne presentato da Juan Carlos Parodi nei primi anni ’90, benchè la prima esclusione di un aneurisma con questa tecnica fosse stata eseguita da Volodos in Russia sul finire degli anni’80.

Il trattamento endovascolare prevede l’accesso della protesi in aorta in genere attraversol’arteria femorale comune, spesso senza la necessità di un’anestesia generale.

Le protesi che possono essere posizionate sono classificate, dal punto di vista morfologico in: 1) rette o biforcate, come per il trattamento tradizionale, 2) aorto-uniliaca con occlusione di un’asse iliaco ed esecuzione di un cross-over femoro-femorale in caso di processi patologici (occlusione o calcificazione notevole) di una delle due arterie iliache.

Le maglie metalliche che compongono queste protesi sono strutturate o ad anelli separati, che permettono una maggiore flessibilità, o ad elica e sono composte con acciaio inossidabile.

L’intervento endovascolare prevede che dopo aver eseguito la misurazione del colletto e delle distanze dalla diverse strutture da rispettare, la protesi viene fatta avanzare su una guida, attraverso l’accesso femorale, fino alle arterie iliache e da qui all’aorta. A livello aortico la protesi viene aperta al di sotto delle arterie renali oppure al di sopra delle stesse, in caso di aneurismi soprarenali, grazie all’esistenza di protesi cosiddette fenestrate, che presentano delle vere e proprie aperture in corrispondenza degli osti renali, mesenterica superiore o tripode del paziente (vengono appositamente prodotte per ciascun paziente dalla casa produttrice) impedendo lo sviluppo di ischemia nei diversi circoli.


Complicanze

Nella chirurgia endovascolare le complicanze possono avvenire nel perioperatorio (intraprocedurali e post procedurali) o tardivamente a distanza di anni dal posizionamento dell’endoprotesi.

Quelle che si sviluppano durante la procedura sono principalmente le lesioni delle vie di accesso e l’embolizzazione dalla sacca aneurismatica.

Ci sono poi due complicanze perioperatorie non intraprocedurali: la sindrome post- impianto e le complicanze inguinali della ferita. La prima è caratterizzata da febbre di origine sconosciuta, senza leucocitosi o segni di infezione, depressione sistemica e lombalgia.

Le complicanze inguinali in sede di accesso comprendono gli ematomi per soffusione emorragica, gli pseudoaneurismi, linforrea, linfedema o linfocele, mentre, come in tutti gli accessi femorali si può rischiare di osservare un’infezione di ferita.

Fra le complicanze tardive, invece, si annoverano: endoleak, dilatazione del colletto e della sacca aneurismatica (endotension), migrazione della protesi, trombosi delle branche protesiche ed infezione dell’endoprotesi.

L’endoleak, da parte sua, è definito come la persistenza di flusso di sangue fuori dal lume dell’endoprotesi, ma all’interno della sacca aneurismatica o del segmento vascolare adiacente a dove è stata posizionata l’endoprotesi. E’indice di una non completa esclusione della sacca aneurismatica e di una mancata adesione tra endoprotesi e parete aortica.


1 posizionamento endoprotesi 2 endoprotesi posizionata 4 endoprotesi addominale 5 endoprotesi toracica 6 AAA endo post 2 7 spiegazione evar

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